
Un susseguirsi di dolci colline e di sinuosi profili si alternano, in un gioco di conche e rilievi, a prati aridi, depressioni poco profonde e frammenti di specchi d’acqua sorgiva che occhieggiano qua e là, estrema memoria dell’antico ghiacciaio che negli ultimi cinquecentomila anni ha depositato detriti nelle sue ripetute spinte e ritiri, modellando le forme dell’odierno paesaggio; un ambiente verde, “del più bel smeraldo” di virgiliana memoria, costituito da boschi di carpini, querce e ginepro, coltivazioni ortofrutticole, cerealicole e vigneti, dove alcune creste o sommità di colline sono coronate di cipressi.
Un fascino incontestabile, bucolico, legato all’ambiente naturale ricco e multiforme cui si aggiunge il richiamo di una tradizione gastronomica impareggiabile che fa della cucina di questa zona una delle più gustose e ricercate. Disseminati un po’ ovunque, costellano la campagna piccoli comuni e ancora più minuscole frazioni, cascine solitarie che troneggiano dall’alto di morbide alture, grappoli di case sorti spesso ai piedi di torri medievali, tracimate oltre le alte mura di stretti borghi fortificati che si raccolgono attorno ai rispettivi castelli. Ma ad unire incanto ad incanto si aggiunge la suggestione che solo la memoria della storia può dare.
I nove comuni di Colline Moreniche del Garda, incastonati come rare pietre preziose nella corona di dolci declivi che forma questa parte del territorio sul confine tra Mantova, Brescia e Verona, erano per lo più borghi medievali.
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