A sei mesi di distanza, ecco i dati analitici sul terremoto di L’Aquila

Responsabile una faglia “al primo posto come pericolosità” in una ricerca del 2006. Ma il segreto non sta nel prevedere, basta costruire sempre secondo norme antisismiche.
 
Il  responsabile della scossa di  circa 6 gradi della scala Richter, che ha provocato più di 300 morti, migliaia di sfollati e danni ingenti al patrimonio storico- architettonico  di L’Aquila, è una faglia relativamente modesta. Come emerge dalle prime analisi pubblicate sulla rivista Geophysical Research Letters - a opera del gruppo di Richard Walters, dell’Università di Oxford, e di Simone Atzori e colleghi dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) di Roma - si tratta della faglia di Paganica, una struttura relativamente piccola rispetto ad altre della zona.
Gli scienziati hanno confrontato le immagini dell’area,  provenienti dal satellite ESA Envisat,  prima e dopo la scossa e il ruolo della faglia incriminata è apparso evidente.
In un lavoro del 2006 Laura Peruzza dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica (OGS) di Trieste e un gruppo di ricercatori dell’Università di Chieti avevano già segnalato la pericolosità della faglia di Paganica. Nel lavoro del 2006 la struttura di Paganica era stata riconosciuta come capace di generare un terremoto di magnitudo 6.3. “Allora non l’avevamo classificata come la struttura più pericolosa dell’area, ma in alcune elaborazioni successive invece, precedenti al sisma dello scorso aprile, l’avevamo messa al primo posto come pericolosità”, ha spiegato in un’intervista rilasciata a OggiScienza la ricercatrice. La scienziata comunque ci tiene a sottolineare che ad oggi non è possibile prevedere i terremoti, e che comunque non bisognerebbe indirizzare l’attenzione pubblica in questa direzione: “la previsione è un cattivo affare sia per gli amministratori pubblici che per il singolo cittadino. La cosa davvero importante è vivere in strutture che siano adeguate ai requisiti sismici del territorio. Sono sicura che se tutte le case del nostro territorio fossero costruite così come le norme tecniche e la legge prescrivono non piangeremmo più morti.”